

Nell'anno appena scorso il Comitato pro Acqua Gualdo ha voluto monitorare il Piano di Tutela delle Acque (PTA) inviando alla Regione Umbria-Servizio Risorse Idriche e Rischio Idraulico- in data 09/10/2013 una missiva con specifiche richieste.
Ricordiamo brevemente che il Consiglio Regionale dell'Umbria ha approvato, con Delibera n. 357 del 1/12/2009, il Piano Regionale di Tutela delle Acque introdotto dal D.Lgs. 152/1999 e dal D.Lgs.152/2006 che si occupano di materia ambientale. Il Piano di Tutela rappresenta un piano di settore, di cui si sono dotate tutte le regione d'Italia, che contiene gli interventi destinati a garantire il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi specificati nella Parte Terza del decreto legislativo citato, oltre alle misure necessarie a tutelare qualitativamente e quantitativamente il sistema idrico.
Il Piano, come previsto dalla normativa, è stato sottoposto nelle varie fasi di redazione e adozione anche a consultazione pubblica a cui ha partecipato, nel 2008, anche il Comitato pro Acqua Gualdo apportando le sue osservazioni. Una di queste in particolare fu accolta e ne venne data immediatamente notizia ai giornali come un piccolo successo di un Comitato di cittadini che era riuscito a intervenire nella stesura di un piano “istituzionale” a tutela dello stesso bene comune. Al Comitato sembrava importante che tra le concessioni rilasciate per l'uso dell'acqua fosse precisato, proprio l'uso delle acque minerali per l'attività dell'imbottigliamento dato che questo catasto consentiva di conoscere, come evidenziato nel Piano stesso, i dati tecnici ed amministrativi mancanti o i dati sugli usi delle acque sotterranee riferiti ad esempio alla denuncia pozzi (in particolare per quelli suscettibili di successivo provvedimento di concessione), sulla georeferenziazione delle opere di captazione e restituzione, sull'integrazione con le altre banche dati regionali e definizione delle modalità più opportune per la pubblicazione e diffusione dei dati. Si potevano avere così tutte quelle informazioni mancanti o inadeguate su cui era stata rilasciata la concessione e il permesso di ricerca all'azienda ospite nel territorio gualdese e che aveva dato avvio a tutte le ben note battaglie. In realtà la precisazione accolta, quale quella della denominazione minerale tra gli usi dell'acqua, non fu mai veramente recepita perché non è stata mai inserita nel documento finale. Di questo è stato chiesto ragione al Servizio Idrico della Regione Umbria, a cui è stata indirizzata la missiva, oltre ad altre richieste di informazioni di seguito elencate:
- precisazione sulla costituzione di un gruppo di lavoro previsto dal Piano nella Parte III a cui doveva partecipare, oltre ad ARPA Umbria, le Province e altri soggetti attori delle azioni di Piano e il cui scopo era di ottemperare agli obblighi derivanti dalla procedura di VAS (D.D. n. 12159 del 29/12/2008) ma di cui non abbiamo trovato notizie e che ci impediva di avere un interlocutore certo a cui fare richiesta di informazioni (perché il Gruppo di lavoro doveva ottemperare agli obblighi derivanti dalla procedura di VAS e redigere addirittura Report con scadenza annuale a partire dalla fine del 2009 );
- precisazioni in merito alla realizzazione di un catasto di concessioni ai prelievi idrici, dove doveva, per l'appunto, comparire la denominazione minerali tra gli usi dell'acqua, di cui non si ha informazione, che invece doveva essere già presente come evidenziato nel punto 5.5 pag 370 della Parte III del Piano di Tutela delle Acque. Infatti il catasto doveva essere completato ed incrementato entro il 31 dicembre del 2010, ma ad una nostra ricerca pubblica nel Web non ci risulta la sua presenza;
- richiesta del completamento del quadro conoscitivo di alcuni importanti corpi idrici regionali sotterranei tra cui i Monti di Gualdo, già inviata nel 2008, ma non accolta. Ricordiamo come la mancanza di dati certi su questi bacini sotterranei, è stata al centro della vertenza tra la popolazione e l'azienda imbottigliatrice alla ricerca di nuovi pozzi;
La Regione Umbria, attraverso il Dirigente del Servizio, a cui era indirizzata la missiva, ha risposto, in data 05/12/2013, in questo modo:
- per quanto riguarda la mancata attuazione della specifica denominazione minerali non si è avuta di nuovo nessuna risposta;
- la costituzione del gruppo di lavoro previsto è, invece, avvenuta con deliberazione regionale nel 2012 ma a noi, come già detto, è probabilmente sfuggita come sono sfuggiti tra le altre cose i Report che doveva redigere;
- per la realizzazione del catasto delle concessioni si rimanda a una non ben precisata seconda fase dove verrà riportata su supporto cartografico da parte delle provincie tutta la documentazione relativa alle concessioni che è a quanto pare già raccolta in un database. Ovviamente appena possibile verrà fatta richiesta di questi dati e del loro database;
- per gli studi dei Monti di Gualdo, si precisa dal Servizio Idrico che, successivamente al 2008, la Regione Umbria ha proceduto agli studi idrogeologici di alcuni specifici settori tra cui i Monti suddetti e pubblicata nel portale regionale. Al Comitato, malgrado un'attenta ricerca, è probabilmente sfuggita anche tale pubblicazione e anche di questa verrà fatta al più presto richiesta per essere certi di poterla consultare.
Infine, il Piano prevede un aggiornamento secondo la normativa di riferimento entro sei anni dalla sua approvazione e dunque entro il 2015, per questo il Servizio regionale precisa che per rispettare tali tempi ma, soprattutto per rispettare quelli dei Piani di Gestione di Distretto Idrografico (PGD) (Distretto dell'appennino centrale dove ricade l'Umbria in massima parte e solo in minima parte nel Distretto dell'appennino settentrionale) che rappresentano i sovra-ordinati Piani per il PTA, sono state avviate le operazioni preliminari di monitoraggio di pressione ed impatti per la loro revisione e conseguente conferma o modifica di quanto previsto. Chiaramente, ci è sempre stato noto il ruolo degli altri Piani nella stesura del Piano di Tutela stesso e ora, come nel 2008, terremo conto anche di quanto qui riportato per completare le nostre considerazioni e richieste.
Certi di aver reso un servizio a tutti gli nostri concittadini informandoli ed aggiornandoli su quanto le istituzioni fanno in “rigoroso silenzio”, approfittiamo per parlare ancora della FONTE Rocchetta cuore, in tutte le possibili accezioni del termine, delle nostre battaglie inclusa questa revisione di documenti. Lo stato in cui versa ancora dopo i fatti calamitosi, avvenuti nel novembre 2013, ci fanno temere che rimarrà ancora in questo continuo ed imbarazzante stato di abbandono. Malgrado lo sciacallaggio politico seguito immediatamente dopo quanto Madre Natura ha fatto (forse con un contributo umano che aveva già da prima segnato l'avvio dell'abbandono della Fonte a se stessa) le cose sono rimaste immutate. Chiudiamo chiedendo a chi abbia coraggio di rispondere: chi e come cercherà di sistemare quella martoriata sorgente? Il comune, tra le sue irrisolte vertenze tra usi civici e cambi di destinazione d'uso o l'azienda, che tra quei “sassi” ha fatto la sua fortuna senza mai restituire equamente quanto portato via quasi gratis? Alla fine vedrete che saremo ancora e sempre noi inconsapevoli cittadini a pagare...
COMITATO PRO ACQUA GUALDO
Per dovere di cronaca e per rispetto della verità di cui noi ci facciamo portavoce e difensori è necessario precisare quanto segue dopo certe affermazioni sull'argomento “acqua potabile a Cerasa” dell'ex vice sindaco E. Fofi.
Il Comitato pro Acqua Gualdo è stato contattato dagli abitanti della frazione Cerasa, come ribadito nel precedente comunicato, per porre rimedio ai loro disagi dopo anni di disinteressamento e menefreghismo di tutte le amministrazioni che erano a conoscenza dei fatti da sempre;
questa attuale amministrazione ora commissariata, non è stata da meno delle altre. Evidentemente se i cittadini hanno dovuto chiamare il comitato Pro Acqua Gualdo la suddetta non ha fatto nulla di concreto di cui essere orgogliosi.
La realtà che viviamo invece, ci dice che, anche su testimonianza dei cittadini stessi di Osteria Cerasa, il Comitato si è fatto portavoce del problema e lo ha denunciato con forza agli interessati da cui è scaturito l'inizio dei tanto attesi lavori di collegamento tra abitazioni e rete idrica;
a ragione di ciò viene allegato alla presente documentazione dove il comune di Gualdo Tadino contatta umbra acque solo a seguito della nostra segnalazione, in piu' la risposta della CONVIRI sempre inerente gli stessi fatti dove il DOTTOR roberto passino chiede all'ati 2 informazioni e eventuali provvedimenti da adottare per la tutela della SALUTE DELLA POPOLAZIONE!!!
aggiungiamo che anche Umbra Acque,oltre all'amministrazione malgrado i numerosi solleciti degli abitanti di Cerasa, non si sono mai degnati “concretamente”di interessarsi della vicenda fino all'arrivo del Comitato pro Acqua Gualdo.
Il Comitato pro Acqua Gualdo non abbasserà mai la guardia in difesa dei beni della collettività e della verità; invita, perciò, tutti i cittadini ad osservare seriamente quanto sta accadendo intorno alla vertenza di Osteria Cerasa e non ci riferiamo di certo ai lavori!!! Chi ha davvero a cuore il bene della collettività tra i cittadini e le amministrazioni???
COMITATO PRO ACQUA GUALDO
L'alluvione 2013 è un evento calamitoso eccezionale esattamente come il sisma 1997. Questo per chi ancora non l'abbia capito è un territorio a rischio oltre che sismico anche idrogeologico perché le frane e le esondazioni il nostro territorio le ha già conosciute ed hanno visto altri torrenti, oltre allo scomparso e ritrovato Feo, come la Rasina generare alluvioni e danneggiamenti. I cambiamenti climatici causati dall'uomo o dal sole, a seconda delle proprie convinzioni e conoscenze, hanno fatto probabilmente tutto il resto. Ma qualcuno cade dal pero e si ricorda improvvisamente che abbiamo un lato debole e loro l'avevano detto. Costoro che affermano ciò difronte a questi eventi calamitosi sono gli stessi che non hanno mai preso le giuste precauzioni ne rivendicato, come più volte sollecitato dallo scrivente Comitato, i giusti risarcimenti per quanto sottratto e deturpato in tempi più tranquilli e sono proprio loro a fare una polemica (fine a se stessa tra l'altro) e/o una infida strumentalizzazione dei fatti. “Vergognatevi” è l'unico commento che ci viene da fare su queste dichiarazioni generiche, per carità, ma comunque inammissibili sulla pericolosità del sito! E vergognatevi quando solo ora reclamate i soldi della concessione solo ora che si sono ricordati di questo luogo solo grazie al clamore della potenza di acqua e detriti! Noi possiamo permettercelo di indignarci e gridare il nostro “vergognatevi” perché noi abbiamo davvero fatto qualcosa per quel sito andandolo a pulire volontariamente più volte, indagando su carte e documenti scottanti che hanno dato solo tristi conferme e non “polemiche”, andando a chiedere nel 2012 in prima persona al Servizio idrogeologico dell'Umbria delucidazioni sul perché la “nostra” Rocchetta venisse soltanto chiusa e non sistemata come occorreva scoprendo la pericolosità R4 e una carta di zonazione per la sua fruibilità, denunciando perché 16000 euro fossero motivo di orgoglio anziché rivendicare tutti gli altri migliaia di euro sottratti per decenni alla popolazione. Ma poi difronte alla forza della Natura ci arrendiamo pure noi e possiamo solo con umiltà chiederci se c'è anche la responsabilità dell'uomo in queste calamità come l'indifferenza con cui trattiamo tutto il territorio italiano. Ciò che al contrario, non è mai uscito dalle vostre bocche!!!
Per questo non possiamo accettare che ci sia chi, in questi casi, abbia la faccia tosta di fare dello sciacallaggio e portare avanti i propri programmi elettorali a discapito della verità che è una e sarà sempre e comunque quella. Riteniamo che sia piuttosto grave tentare di nascondere i fatti che insistono su quel sito prendendo a pretesto questo evento calamitoso: quanto anni di indagini e ricerche hanno messo tristemente in evidenza non li può cancellare nemmeno l'alluvione! E quindi che quel luogo sia rischioso ma al tempo stesso abbandonato e manipolato per altre squallide motivazioni rimarrà per sempre un fatto!!!
Per questo a testa alta e senza ombra di dubbio ma forti della nostra solita schiettezza e onestà ribadiamo “vergogna” al vostro disinteresse conclamato prima di questa catastrofe naturale e alla puntuale e desolante strumentalizzazione che siete capaci di fare di ogni situazione che come in questo caso rappresenta un fatto eccezionale ma devastante per il territorio a cui probabilmente si poteva porre, quando era ora, un rimedio seppure modesto (o almeno tentare di porvi un rimedio come vi era stato sollecitato!). E comunque difronte a 48 ore di pioggia ininterrotta e alle sue conseguenze ci si dovrebbe porre in silenzio e non approfittarne per le proprie speculazioni!! !! Ci chiediamo ora chi ripristinerà quel luogo tanto caro ai gualdesi: i gualdese stessi o i proprietari dei pozzi che finalmente dovranno sborzare tutto ci che si sono intascati indisturbatamente per riprendersi le loro attrezzature? Ci doveva pensare madre Natura con le sue leggi a fare chiarezza evidentemente!!!
"IL GIORNALISTA FRANCESCO CAPARRUCCI RACCONTA UNA SPLENDIDA E COSTRUTTIVA GIORNATA CON IL PRESIDENTE"


GUALDO TADINO - Uno dei luoghi simbolo di Gualdo Tadino è indubbiamente la sorgente Rocchetta, immersa nell’aspra roccia e nella rigogliosa vegetazione delle montagne gualdesi. È un parco verde, con giardino, una vasca contenente pesci d’acqua dolce, alberi dalla folta chioma, panchine per sedersi, due cannelle per il prelievo della fresca acqua sorgiva e una cascata naturale che viene giù dalla montagna, attraverso la roccia, fin dentro la vasca dei pesci.
Un’area verde a cui tutti i cittadini gualdesi sono affettivamente legati, soprattutto per i ricordi del passato, quando la Taverna della Bastola (caratteristico bar dentro la roccia) era ancora aperta al pubblico e c’era il jukebox con i dischi e il sedile di pietra dove potersi sedere a godere il fresco degli alberi e della vasca d’acqua. Erano gli anni ’70 e questo luogo di Gualdo Tadino conservava intatto tutto il proprio fascino ed era punto di riferimento tanto per i gualdesi che per i turisti.
Oggi la sorgente Rocchetta ha perso molto di quell’antico fascino, come ci racconta il presidente del Comitato pro acqua Alessandro Brunetti, da anni impegnato nella difesa delle risorse idriche e naturali della città di Gualdo Tadino. Grazie all’interessamento del Comitato, infatti, l’aera verde della sorgente Rocchetta è stata recentemente ripulita dal fogliame e rammodernata con interventi di generale manutenzione da parte del Comune di Gualdo Tadino.
La fonte principale è stata lavata e pulita con la spazzola d’acciaio, è stata ripristinata la cascata naturale che scende dalla roccia soprastante direttamente nella vasca dei pesci, tagliata l’erba incolta che fagocitava i tornanti d’accesso alla sorgente e ripopolata con pesci d’acqua dolce la grande vasca sottostante le due cannelle principali.
“Tuttavia molto rimane da fare. – afferma il presidente del Comitato pro acqua Alessandro Brunetti – Soltanto un anno fa la vasca Rocchetta era completamente prosciugata mentre oggi, grazie alle piogge abbondanti di questa primavera, le vene d’acqua sono tonate a gonfiarsi e tutto il parco risulta in definitiva più godibile. La sorgente Rocchetta è uno dei luoghi storici di Gualdo Tadino, qui venivamo da ragazzini a goderci i caldi pomeriggi estivi. All’epoca la Taverna della Bastola era ancora aperta al pubblico, c’erano il ristorante e il jukebox per ascoltare la musica. Questo parco verde dovrebbe essere valorizzato e trasformato in meta turistica permanente”.
Un anziano signore gualdese di ottantaquattro anni, che sta attingendo acqua dalla sorgente, ci tiene a esprimere la propria opinione. “Negli ultimi anni – racconta l’anziano signore – si è sparsa la voce che qui non si poteva venire a causa del pericolo di caduta massi dalla montagna soprastante. Ma io la sorgente Rocchetta me la ricordo sempre così e non credo che ci sia tutto questo pericolo di caduta massi. In ogni caso, noi gualdesi, dovremmo impegnarci di più a tutela della sorgente e del parco Rocchetta”.
Prima di proseguire per l’eremo di Santo Marzio abbiamo ancora qualche minuto per fotografare lo stato di “criticità” di alcune parti del parco verde, che circonda la sorgente Rocchetta. In particolare, di fronte lo stabile del vecchio ristorante, oggi chiuso al pubblico, ci sono un tendone tutto stracciato in terra, un palo di ferro e alcune bottiglie di birra sparse tutt’intorno e cocci di vetro. Più avanti, salendo verso i pozzi d’acqua protetti, dove ci sono le pompe idrauliche per il pompaggio dell’acqua sorgiva, scopriamo che la recinzione è stata divelta e staccata dalla cancellata principale. Sulle scalette di accesso al vecchio ristorante e lungo il perimetro del prato verde, dove l’erba è stata recentemente falciata, ci sono scatolette di cartone e altri piccoli rifiuti sparsi a macchia di leopardo. Il presidente del Comitato pro acqua, Alessandro Brunetti, li raccoglie da terra e li deposita negli appositi contenitori igienici.
L'Eremo di Santo Marzio
Dalla sorgente Rocchetta scendiamo lungo il corso del fiume Feo fino al bivio con la carrozzabile che sale verso l’eremo di Santo Marzio. Il presidente Alessandro Brunetti, che ci fa da “Cicerone” per questo reportage dai luoghi simbolo di Gualdo Tadino, ci mostra la cascata naturale del Feo e lo spettacolo del fiume in piena. All’eremo di Santo Marzio ci accolgono il presidente e alcuni consiglieri dell’Avis di Gualdo Tadino, che da anni hanno in custodia questo luogo sacro santificato da San Francesco d’Assisi nel 1224.
In via del tutto straordinaria, visto che qui la messa si celebra soltanto una volta l’anno, il 15 di agosto in occasione dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, ci è concesso di visitare l’eremo per apprezzarne gli interni e la struttura medioevale. La piccola chiesina, oltre a un caratteristico altare in marmo e al crocifisso ligneo, contiene la statua di Santa Gemma Galgani e del Beato Marzio. In sacrestia, sopra un vecchio mobile di legno, sono allineate le statuine in ceramica del presepe natalizio, con il Cristo che svetta sopra Giuseppe Maria il bambinello e i Re Magi.
Di fianco all’eremo è possibile visitare la cella dove visse il beato Tommasuccio, con le pareti immacolate, un affresco sacro e due inginocchiatoi di legno, per certi aspetti simile al luogo sacro dove dimorò San Francesco a Santa Maria degli Angeli.
Il presidente e i consiglieri dell’Avis di Gualdo Tadino ci informano che l’eremo di Santo Marzio è stato ristrutturato nel 1998, subito dopo il forte terremoto che devastò la fascia appenninica da Gualdo Tadino a Foligno, grazie a 87 milioni di vecchie lire donati dalle sezioni Avis italiane. Solitamente l’eremo ospita gite di turisti religiosi e di salesiani, ma è possibile incontrarvi anche suore con i bambini delle comunioni al seguito.
Tutta la sezione Avis di Gualdo Tadino è impegnata nella manutenzione e conservazione di questo luogo sacro della città. Lo percepiamo dalla passione che anima il lavoro dei volontari Avis e dall’affetto con il quale parlano e ci informano sull’eremo. Prima di ripartire, i consiglieri dell’Avis, affidano al presidente Brunetti un pesce da liberare all’interno della vasca Rocchetta. Alessandro Brunetti prende in custodia il pesciolino e assolve il compito. Noi, che lo accompagniamo in questa calda giornata estiva, siamo testimoni di un così sincero attaccamento a questi luoghi simbolo di Gualdo Tadino, che non potevamo non scriverlo.
FRANCESCO CAPARRUCCI